lunedì 17 marzo 2008

milano torino 2008



e’ passato un po’ e il mio metabolismo si e’ ripristinato..
giornata grandiosa!
perche’ si!
e’ stata magnifica, dalla pioggerella insistente del mattino, che alle 6:05 mi gocciolava dal caschetto dritta in un occhio, fino alla grandine che scoppiettava su caschetto e zaino, senza dimenticare la doccia-bagno fatta tornando a casa!
ma andiam per ordine!
e’ sera ormai, mozzo rispaziato, Stecca chiusa. parte la cena con Rocco e Dade che confida nella pioggia e quindi nel rinv
io della partenza.. un po’ mi contagia..
mah, sara’..
un po’ triste torno a casa e uno dei ragazzi rientrando irrompe sfottendomi per la pioggia che conferma le previsioni.. la tristezza cresce, ma anche il dubbio: si partira’?
la pioggia non e’ poi cosi’ forte! dopotutto non e’ vera pioggia, le gocce non schioccano, milano e’ grande e magari qualcuno va comunque perche’ da un’altra parte piove meno o non piove! le domande affollano la mia mente in parte provata da una giornata in officina e in parte labile di suo..
si fa tardi, l’ora si avvicina, controllo le previsioni: ma perche’ dicono che sono in tempo reale e poi l’immagine e’ sempre la stessa? boh..

scrivo qui un post e lascio che qualche volenteroso chiarisca il mio interrogativo: il post e’ conciso ma adeguato all’ora tarda e al mio stato mentale.. camomilla doppia e poi nanna.
ore 5 la sveglia del cellulare vibra muggendo in sordina fra le coperte e prontamente senza aprire gli occhi la rendo inoffensivo riaddormentandomi. ma oggi non e’ un giorno qualsiasi! spalanco gli occhi e controllo quanto ho
dormito: una parola risuona nel religoso silenzio del mio palazzo: “ME*DA!
pilota automatico in
serito, 4 le attivita’ da completare in ordine casuale purche’ non contemporaneamente ‘ché non son concessi ulteriori ritardi:
bevi caffe’,
vestiti,
lavati,
controlla se qualcuno ha scritto sul sito.
nessuna risposta, il cervello automatico fa effetto e sono in strada, in ritardo, piove..
pedalo, pedalo, pedalo e in via paolo sarpi faccio quasi un frontale con un tale in giacca di pelle e e scarpe di vernice che spunta da una traversa contromano facendo una curva da transatlantico, skid e la bici da sola lo evita..
grande! ti ho fatta proprio bene!
"basta -mi sussurra- sei in ritardo! pedala! pedala! pedala!"
un po’ scosso r
insavisco e proseguo.
perdo un pezzo (che pezzo? boh), lo riconosco, lo recupero dal pave’ bagnato e rapido affronto lo sterrato bianco di parco sempione ancora deserto, in un istante sono in vista di via torino guardo l’orologio e mi scoraggio, penso di fermarmi e tornare a casa, non vedo nessuno: ormai non sento piu’ la pioggia e mi meraviglio nel non vedere ruote che danno dimostrazione di abilita’ sul palcoscenico perfetto che e’ la strada deserta e magicamente luccicante..
non mi sc
oraggio e proseguo e, ad un tratto, in una piazza mai vista (ma poi e’ una piazza?) ecco una piccola folla umidiccia che mi accoglie sorridente! Dade? Rocco? wela’!
conosco ben poche persone ma per tutti gli altri c’e’ tempo, non e’ il momento per essere timidi, anche con
tutti quei flash.
spengo il cervello automatico e mi rendo conto che
lo sterrato bianco del parco mi ha imbiancato chiappe e pettorina..finalmente qualche chiacchera e un po’ di facce diventano familiari, accenti diversi che comincio ad assorbire e mescolare e soprattutto tanta voglia di pedalare che contagia me e anche chi non era venuto per partire!
poi in ordine confuso e assolutamente vario seguono l’allontanamento da milano, rimescolamenti improvvisi del gruppo alle rotonde (per fortuna avevo il freno alrimenti ciao!), la mia quasi caduta (a causa di una folata di vento e del bordo dell’asfalto quando torino era prossima), i piedi a mollo nelle scarpe fradice o il vino all’arrivo (ottimo! MDE, grazie dell’accoglienza!! che vino era?) o i cambi che riuscivo a sostenere e quelli in salita e controvento che “non ce la faccio” o riccardo (il ragazzo romano) che nella borsa aveva una casa intera o l’alpino che durante una sosta non prevista (grazie matteo!) si allontana dalla signora che lo accompagna e si avvicina timido ed entusiasta per confidarci che anche lui ha “la nostra stessa passione” poi arrossisce e va via.. e vorrei (e potrei) continuare, ma il resto, il resto e’ storia (almeno per me) nel senso che fa storia, spero una storia destinata a continuare: bello lo spirito, belle le persone e bello anche il brutto-tempo che poi e’ svoltato a sole pieno!
questa e’ stata la mia prima pedalata oltre il muro dei 100km, grazie a tutti voi, non poteva essere migliore.

Foto della mia biga sul mio flickr